COSA SI CELA DIETRO GLI INNUMEREVOLI ATTACCHI ALLA ZOOTECNIA DEGLI ULTIMI TEMPI?

di G. Donnini

Sarà capitato a tutti di incappare negli ultimi tempi in qualche articolo di stampa, servizio TV o in qualche post su social network che demonizza gli allevamenti, ritenendoli portatori di ogni male, dai guasti ambientali agli attentati alla salute umana dovuti al consumo dei prodotti da essi derivati (soprattutto carne..).
Sicuramente attacchi strumentali e, su questo, non ha dubbi il prof. Pulina dell’ Università di Sassari: ”dietro il presunto attacco al settore zootecnico ci sarebbe un disegno ben preciso per spostare i consumi “verso i polpettoni processati o la carne di laboratorio, facendo riferimento a un finto concetto di sostenibilità che di sostenibile non ha proprio nulla, visto che dietro a questi progetti fintamente democratici esistono investimenti milionari.”
Nelle parole del Professore sembra chiaro il riferimento a Bill Gates, il fondatore di Microsoft, il quale si è messo in testa un’ idea meravigliosa: cambiare le nostre abitudini alimentari, la cultura di migliaia di anni, e indurre l’umanità a cibarsi di carne artificiale.
Secondo Bill Gates gli animali d’allevamento sono un terribile costo per l’ambiente e, pertanto l’invito alle nazioni ricche è quello di passare al consumo di carne sintetica al 100%.
E sì, le nazioni ricche perché una bistecchina da 220 grammi di questa “carne non carne” (quella che vedete nella foto) oggi acquistata su Amazon costa 13,70 euro, cioè oltre 59 euro al chilogrammo!
Intanto Beyond Meat (BYND), una delle principali aziende di carne “falsa” e biologica di sintesi, ha visto crescere le sue azioni dell’859 per cento in tre mesi e secondo la rivista Forbes le previsioni sono straordinarie almeno sino al 2025.
Lo stesso dicasi per il produttore leader mondiale di carne “coltivata” in laboratorio, Memphis Meats che si dichiara orgogliosa di avere il supporto di investitori di livello mondiale come SoftBank Group, Temasek, Norwest e Threshold Ventures, nonché dei leader dell’industria alimentare Cargill e Tyson Foods e dei rinomati investitori di impatto Bill Gates e Richard Branson.
Ecco quindi che spopola la campagna alimentata da mezzi d’informazione legati al globalismo secondo i quali nel 2050 saremo dieci miliardi, e allora, il pianeta non potrà sopportare consumi come quelli attuali. Si esalta allora il ruolo della carne creata in laboratorio che apre dunque a una rivoluzione ambientale, filosofica e gastronomica.
Siamo giustamente a “la carne artificiale che vuole salvare il mondo” !!!!!!!
E allora, anche se la strategia europea Farm to Fork sembra andare in direzione diversa, è doveroso chiedere alla politica di intervenire per evitare questa deriva che rischia di vedere soccombere gli allevatori e tutto il sistema che ruota intorno agli allevamenti, ma rischia di penalizzare inesorabilmente gli stessi consumatori.
Innanzitutto la politica dovrebbe indirizzare l’opinione pubblica a comprendere che gli allevamenti non sono responsabili dei “disastri ambientali” ad essi attribuiti, che gli allevatori sono i primi a voler assicurare al proprio bestiame le migliori condizioni di benessere animale, che negli ultimi decenni, grazie alla selezione genetica, l’efficienza di una bovina è migliorata sensibilmente con un indubbio beneficio sia sanitario che ambientale e che proprio grazie alla ruminazione dei bovini grandi masse di produzioni vegetali non edibili si trasformano in proteine nobili che ritroviamo nel piatto quando mangiamo carne.
Per quanto riguarda poi le emissioni nocive imputate agli allevamenti, il crollo delle emissioni dei gas serra nel 2020 conferma che i veri responsabili dell’inquinamento sono le attività industriali e il traffico che infatti sono stati bloccati dalle misure restrittive legate all’emergenza sanitaria da Covid mentre gli allevamenti italiani hanno continuato a lavorare a pieno regime. Lo ha affermato recentemente la Coldiretti in riferimento ai dati Ispra che evidenziano la consistente riduzione del 9,8% delle emissioni di gas serra a livello nazionale nell’anno della pandemia rispetto al 2019 a seguito delle “restrizioni alla mobilità dovute al Covid-19″: cioè mentre stalle e aziende agricole hanno continuato a lavorare per garantire i rifornimenti alimentari alle famiglie italiane, le restrizioni anti contagio hanno semi paralizzato fabbriche e spostamenti di camion e auto determinando un crollo dei livelli di smog.
Va infine contrastato quello che il prof. Giorgio Calabrese – docente di alimentazione nutrizione umana – definisce ateismo scientifico. “Il mondo dei vegani – afferma Calabrese – dovrebbe sapere che i Paesi dove si vive più a lungo sono proprio quelli dove il consumo di proteine nobili è superiore ad altri dove invece il diffuso tasso di povertà impedisce alla popolazione di accedere ad alimenti come la carne. Ma dovrebbe anche ricordare che è proprio grazie al consumo della carne che l’aspettativa di vita è aumentata. Nei primi anni del Novecento la mortalità colpiva le persone a un’età media di 43 anni, oggi quella cifra è raddoppiata anche e soprattutto grazie a un’alimentazione ricca di proteine nobili come quelle contenute nella carne”.